Pubblicato il: 10/10/2013 alle 17:10
Sono stati presi i presunti autori dell'assalto al portavalori che fu bloccato il 22 marzo 2013 a Capalle, a Firenze, simulando un incidente. Sette persone sono finite in carcere questa mattina nell'ambito dell'indagine denominata “Trenta Denari”.
Tra di loro c'è un affiliato alla Stidda di Gela e già condannato per duplice omicidio e tentato omicidio: si tratta Raimondo Giuseppe Romano, 44 anni, originario di Gela (nella foto) detenuto a Sollicciano dal 1992 e che al momento della rapina al portavalori si trovava in semilibertà. Secondo le indagini della squadra mobile di Firenze, la mattina del 22 marzo uscì dal carcere ma non si presentò alla ditta dove lavorava come carpentiere proprio perché impegnato nella rapina al portavalori. Tre mesi fa gli agenti della squadra mobile di Firenze avevano notificato a Romano un'ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio, su disposizione della Dda di Catania, perché ritenuto uno dei due uomini che il 15 luglio 1991 uccise a colpi di pistola Paolo Nicastro appartenente alla Stidda di Gela.
Fra gli incriminati ci sono pure due guardie giurate della stessa ditta ‘vittima' della rapina, la Btv Battistolli di Vicenza: i complici sono l'autista dello stesso mezzo attaccato e un altro vigilante, anche lui conducente di furgoni della Btv Battistolli, ma quella mattina non presente sul luogo della rapina. Secondo la polizia ebbero compiti decisivi.
Per errore fu di ‘soli' 700.000 euro il bottino raccolto dal commando e non di 1,2 milioni di euro, la somma totale di denaro contenuto nel furgone portavalori assaltato. La restante parte, ben 500 mila euro, non era stata prelevata da nessuno, in quanto dimenticata all'interno del blindato, sotto un giubbotto antiproiettile. In un primo momento la stima fu di centomila euro.