Pubblicato il: 15/11/2024 alle 13:40
Si apre un nuovo capitolo giudiziario sulla strage di via D’Amelio e ancora una volta saranno processati apppartenenti alla Polizia di Stato. Il gup del tribunale di Caltanissetta David Salvucci ha rinviato a giudizio i poliziotti Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi, Angelo Tedesco e Maurizio Zerilli, accusati del reato di depistaggio. Per la procura di Caltanissetta avrebbero mentito deponendo come testi nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio concluso in appello con la prescrizione del reato di calunnia per tre loro colleghi: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, a loro volta accusati di aver indotto Vincenzo Scarantino a fare false dichiarazioni per far condannare persone che non avevano nulla a che fare con la strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. La prima udienza del processo è fissata per il 17 dicembre. I poliziotti, secondo il pm Maurizio Bonaccorso, avrebbero mentito su alcuni punti e sarebbero stati reticenti su altri. I quattro imputati facevano parte del gruppo di indagine “Falcone-Borsellino” creato all'interno della Squadra Mobile di Palermo per fare luce sulle stragi mafiose del '92. Il pm Maurizio Bonaccorso durante la sua discussione ha parlato di “assoluta malafede” dei quattro poliziotti ai quali vengono contestati anche i “troppi non ricordo” pronunciati nel corso delle loro deposizioni.
“Non posso che prendere atto del rinvio a giudizio che dobbiamo accettare imponendoci di proseguire nella celebrazione di un processo che poteva certamente avere una piega diversa. Noi restiamo convinti della insussistenza del reato di depistaggio che viene contestato ai miei assistiti”. Lo ha detto l’avvocato Maria Giambra, legale dei poliziotti Angelo Tedesco e Maurizio Zerilli, al termine dell’udienza preliminareche si è conclusa con il rinvio a giudizio di quattro appartenenti alla Polizia di Stato accusati di aver testimoniato il falso deponendo come testi al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio. “Sono proprio la struttura stessa del capo di imputazione e il contenuto delle condotte addebitate – ha detto l’avvocato Giambra – che danno la misura della infondatezza in diritto dell'ipotesi accusatoria. Agli imputati si contesta di avere reso false dichiarazioni o omissioni nel corso del processo a Mario Bo e altri due imputati, ma in riferimento alle indagini sulla Strage di via D'Amelio. Ma il depistaggio della strage di via D'Amelio è un fatto avvenuto, consumato e già vagliato processualmente in altri procedimenti come il borsellino Quater. Come avrebbero potuto depistare quelle indagini se già il depistaggio è stato scoperto? Al massimo si sarebbe potuto valutare se le condotte avessero potuto integrare il reato di falsa testimonianza che comunque a mio giudizio non c'è stato in quanto le dichiarazioni rese dai miei assistiti non avevano alcun contenuto di falsità e i non ricordo non erano reticenze finalizzate a omettere il vero ma il frutto di un lasso di tempo di quasi trent'anni”.