Pubblicato il: 05/07/2020 alle 11:26
Un tempo ci si infuriava con chi portava la mascherina abbassata, lasciando magari il naso scoperto. Oggi, a quasi due mesi dalla fine del lockdown, il problema sembra essere un altro: le mascherine non le indossa quasi più nessuno. Basta farsi un giro per una qualsiasi città italiana per rendersene conto. E l’assenza del più importante dispositivo di protezione individuale non riguarda solo chi gira per le strade in solitario o in coppia. Gli assembramenti sono ormai all’ordine del giorno ovunque, ma chi si accalca nelle piazze lo fa sempre più spesso a volto scoperto. Persino nei locali, dove indossarle sarebbe obbligatorio, ormai è prassi entrare senza mascherine. Come se il virus fosse scomparso.
I dati purtroppo raccontano una storia diversa, con i contagi in risalita per il quinto giorno consecutivo (ieri, sabato 4 luglio, sono stati 235) e focolai sempre più frequenti in quasi tutte le regioni. Come riporta Repubblica, il rilassamento generale (e ingiustificato) è attestato proprio dal calo nella vendita delle mascherine. Un crollo di circa due terzi, come raccontato al quotidiano dal presidente di Federfarma Marco Cossolo: “Rispetto al periodo di maggior circolazione del virus abbiamo un calo di vendite enorme. I clienti ne comprano un terzo. Siamo preoccupati per la salute pubblica, non certo per i nostri affari. Su ogni mascherina abbiamo un margine di guadagno bassissimo, circa 10 centesimi, quindi la riduzione delle vendite non pesa sui bilanci. Piuttosto è pericoloso che le persone le usino sempre meno”.
Come spiega Michele Bocci nel suo articolo, a parziale spiegazione del calo delle vendite potrebbe esserci il maggior utilizzo di mascherine lavabili e sanificabili. Ma, come detto, l’impressione generale non mente: gli italiani si sono convinti che l’utilizzo delle mascherine sia ormai non più così necessario, e tendono a farne a meno. Molti governatori hanno lanciato l’allarme. Da Zaia a Zingaretti, si moltiplicano gli appelli alla responsabilità dei cittadini, per evitare che si inneschino nuovi focolai e che il contagio, finora ancora abbastanza contenuto, torni a divampare.