Pubblicato il: 17/06/2020 alle 16:00
Si è concluso con sei condanne e tre assoluzioni, il processo, celebrato al tribunale di Gela, con il rito abbreviato, scaturito dal blitz denominato “Supermarket”. L’operazione, condotta dalla polizia lo scorso settembre e coordinata dalla Procura di Gela, ha permesso di sgominare un traffico di sostanze stupefacenti nel cuore del centro storico, in via Abela, a pochi passi dal salotto buono.
Il giudice Marica Marino, accogliendo le richieste avanzate dal sostituto procuratore Luigi Lo Valvo, ha inflitto 5 anni e 20 giorni di reclusione a Benito Peritore, considerato a capo della presunta organizzazione. Condannata a 2 anni e 2 mesi Concetta Liardo, moglie di Peritore. Inflitti tre mesi e 10 giorni ad Alberto Drogo, tre anni a Michael Caci, 2 anni e 8 mesi a Carmelo Nicastro, 3 anni e 4 mesi ad Antonino Raitano. Assolti invece Elisea Peritore, figlia di Benito, Massimo Terlati e Calogero Peritore.
Benito Peritore, era già stato condannato a quattro anni e nove mesi perché in un garage a sua disposizione, la polizia aveva rinvenuto un chilo di hashish. Anche la condanna inflitta a Drogo è in continuazione con un’altra condanna. Enrico e Giovanni Nastasi, hanno invece scelto di essere giudicati con il rito ordinario.
A coordinare le indagini, oltre al sostituto procuratore Luigi Lo Valvo, anche il Procuratore capo di Gela, Fernando Asaro, che a margine della sentenza ha sottolineato “come la giustizia, ancora una volta, sia stata particolarmente celere. Un’indagine partita nel 2018 e portata a termine nel settembre del 2019. Adesso si è conclusa con la sentenza di primo grado”. A fare scattare l'inchiesta è stata la segnalazione giunta nel maggio 2018, alla sala operativa della Questura di Caltanissetta sull'app "Youpol", un’applicazione che consente di mantenere l’anonimato. Le indagini permisero di smantellare un vero e proprio mercato della droga. Gli affari passavano dalle mani di Benito Peritore che avrebbe coinvolto anche i suoi figli ancora minorenni. “I membri della banda – sottolineò il procuratore Asaro nel corso di una conferenza stampa – agivano con sfrontatezza e alla luce del sole, convinti di rimanere impuniti. In qualche occasione, si erano anche accorti delle videocamere di sorveglianza piazzate dagli agenti del commissariato e avevano provato, senza successo, a metterle fuori uso”. Tra le centinaia e centinaia di intercettazioni che sono state trascritte, ce n’è una in particolare che è stata trasmessa alla Dda di Caltanissetta e che è finita nell’inchiesta sfociata nell’operazione antimafia “Stella Cadente”. “Siamo 500 leoni” dicevano gli stiddari. Erano pronti “a mangiarsi il paese” proprio perché – affermavano – di essere armati fino ai denti e disponevano di un vero e proprio esercito pronto a scatenare una nuova guerra di mafia. Scoperto, grazie alle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta “Supermarket”, anche un tentato omicidio.(GDS)